Il ministro ombra al welfare Enrico Letta

Giovane, occhialuto, prodiano atipico e perbene, è un grande amico di Filippo Andreatta e Gregorio Gitti, con loro condivide da sempre successi e sfortune. E’ stato il più giovane membro del governo di sempre, prima che arrivasse la banda dei Berlusconi boys, Giorgia Meloni e Angelino Alfano. Ma il quarantaduenne Enrico Letta non è mai stato davvero “un giovane”, appartiene piuttosto alla categoria dei “non giovani”.
29 MAG 08
Ultimo aggiornamento: 19:35 | 13 AGO 20
Immagine di Il ministro ombra al welfare Enrico Letta
Giovane, occhialuto, prodiano atipico e perbene, è un grande amico di Filippo Andreatta e Gregorio Gitti, con loro condivide da sempre successi e sfortune. E’ stato il più giovane membro del governo di sempre, prima che arrivasse la banda dei Berlusconi boys, Giorgia Meloni e Angelino Alfano. Ma il quarantaduenne Enrico Letta non è mai stato davvero “un giovane”, appartiene piuttosto alla categoria dei “non giovani”. E’ giornalisticamente noto come “il secchione”, non solo per via degli occhialetti e il fisico da intellettuale segaligno. Ma perché Letta, secchione, c’è davvero. Laureato alla Scuola superiore Sant’Anna di Pisa, a venticinque anni era già una promessa del firmamento democristiano: presidente dei giovani Dc europei. Eppure tutte le volte che questo primo della classe ha provato a giocare sull’età – incredibile ma vero – ha fallito. L’anno scorso si è candidato alla segreteria del Pd facendo la campagna delle primarie in spiaggia, a torso nudo, in mezzo ai palestrati e alle sbarbine della playa. La massa umana dei suoi (quasi) coetanei spiaggisti lo guardava curiosa: “Chi è sto vecchio?”. Certo, alla fine, alla conta delle primarie bulgare del Pd, è stato il vincitore morale: che Letta potesse quasi eguagliare la combattiva Rosy Bindi, non se l’aspettava nessuno. Ma è pur sempre arrivato solo terzo. Con il Pd e l’eclissi prodiana, anche il “non giovane Letta” – come altri ex giovani Dc – è in difficoltà all’interno del nuovo corso veltroniano. Già ai tempi di Prodi qualcuno lo voleva scaricare e finì con l’essere recuperato da sottosegretario alla presidenza del Consiglio (pochino per uno che a trentadue anni aveva già fatto il ministro). Ma Enrico, come zio Gianni Letta, è bravo. Da responsabile “ombra” del Welfare deve adesso riscoprire la propria dimensione nel nuovo universo del Loft, ce la farà.
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